Bibl.: «La Parola dei Socialisti», Livorno, Nuova Serie,  II (1989), N. 7 (gennaio), p. 9

Giovanni Armillotta
RAMIZ ALIA AL VI CONGRESSO DELLE COOPERATIVE AGRICOLE ALBANESI
Appunti di politica estera

L'articolo è la cronaca di uno degli ultimi avvenimenti congressuali dello Stato comunista. Le assise politiche nazionali sin dal 1948 anno del I Congresso del Partito Comunista d'Albania (poi, su suggerimento di Stalin ad Enver Hoxha [1],Partito del Lavoro, e dal 1991 Partito Socialista) erano la tribuna da cui la dirigenza di Tirana esprimeva pubblicamente la posizione ufficiale del governo sui più scottanti temi di politica internazionale

Poche settimane fa si sono conclusi i lavori del VI Congresso delle Cooperative Agricole Albanesi, che hanno visto gl'interventi anche di delegazioni ufficiali di Vietnam, Repubblica Democratica Popolare di Corea, Cuba e Tanzania; ospiti greci, turchi, egiziani, e una rappresentanza italiana: il prof. Nicola Lombardi, direttore dell'Istituto Cosentino di Olivicoltura.
L'assemblea è stata oggetto di attenzione da parte dell'esecutivo di Tirana. Nel messaggio di saluto, Ramiz Alia presidente del Praesidium dell'Assemblea Popolare (capo dello Stato) e primo segretario del PLA ha dedicato buona parte del discorso alla situazione mondiale e alla politica estera della Repubblica Popolare Socialista d'Albania.
La costruzione dello Stato e il progresso in Albania, secondo il presidente, si sviluppano in determinate circostanze nazionali e internazionali in quanto «non siamo isolati nel mondo» e «ciò che succede in esso influisce anche su noi, aiutando od ostacolando, in certa misura, il nostro cammino in avanti». Occorrono, di conseguenza, provvedimenti necessari per difendere la libertà e l'indipendenza del Paese, onde seguire ed applicare una politica estera in conformità degl'interessi nazionali, e dare «il nostro positivo contributo al rafforzamento della pace e della sicurezza generale». Analizzando la situazione attuale, il leader albanese la configura non chiara per la presenza di diverse tendenze «scontrantisi vigorosamente tra loro», pur confidando nella volontà dei Popoli che si oppongono alle oppressioni sociali e alla guerra. Non bisogna abbassare la vigilanza, nonostante oggi si parli molto di distensione: «Se credessimo che la politica degli Stati non fosse più determinata dal sistema sociale, e i loro capi non più prodotti di questi sistemi, solamente allora potremmo riconoscere di trovarci di fronte ad un cambiamento nelle relazioni internazionali, nell'ottica della comprensione e della reciproca fiducia fra alleati e avversari». Ovvero, a parere di Ramiz Alia, non si può giudicare con le illusioni: è errato poggiare le speranze di pace sulla volontà o il buon senso  dei presidenti di Stati Uniti ed Unione Sovietica.
Senz'altro le relazioni sovietico-americane segnano aspetti negativi o positivi nell'equilibrio mondiale, per cui nessuno desidererebbe il loro peggioramento. Però questo non significa che i Popoli «affidino il loro avvenire nelle mani Washington e Mosca, e attendano le relative decisioni». L'Albania non ammette che Stati, grandi o piccoli, si autoescludano dall'edificazione della diplomazia, o volontariamente rinuncino all'«inderogabile diritto e obbligo storico» di lottare per contribuire ad un regolamento pacifico globale. L'unificazione di sforzi, desideri e volontà deve essere fattore determinante di distensione e spirito autentico di fiducia, tale che «non permetta spazio alcuno ove possano materializzarsi le aspirazioni espansionistiche delle superpotenze». Più oltre, il primo segretario ha espresso appoggio e solidarietà alle lotte di liberazione nazionale (ricordiamo che l'Albania riconosce ufficialmentelo Stato di Palestina proclamato dal Consiglio Nazionale Palestinese, intrattiene relazioni diplomatiche con la Repubblica Araba Democratica del Sahara retta dal Fronte Po.Li.Sa.Rio, ecc.), opposizione risoluta ai «piani aggressivie bellicistici dell'imperialismo», denuncia e critica ai «traditorie agli opportunisti revisionisti».
Soffermandosi sulla situazione dei Balcani egli non solo ha affermato che il governo albanese è per un rapporto di buon vicinato con i Paesi della regione, ma anche ribadito la grande importanza della Conferenza dei ministri degli esteri svoltasi a Belgrado nel febbraio scorso. Infatti, essa ha dimostrato che esistono molte possibilità di comprensione e collaborazione, toccando i problemi ostacolanti lo sviluppo normale dei rapporti interbalcanici. Dopo aver esaminato le ottime relazioni fra Albania da una parte, e Grecia, Turchia, Bulgaria e Romania dall'altra, Alia parlando con preoccupazione delle enormi difficoltà nelle quali si sta dibattendo la Jugoslavia (crisi economica, situazione politica, controversie etniche) innanzitutto ha categoricamente escluso una presunta ingerenza di Tirana negli affari interni della Federazione, poiché l'Albania è «interessataa sovranità, indipendenza e libertà dello Stato sud-slavo» anche se non tace la limitazione di autonomia e diritti costituzionali agli Albanesi della Kosova.
Queste discriminazioni «non giovano nemmeno alla stessa stabilità jugoslava, né alla pace ed alla sicurezza dei Balcani», e meno ancora agli sforzi che si stanno compiendo in Europa per consolidare la fiducia tra i diversi Stati.
In conclusione di questa nota, va rilevato che la politica estera albanese, come espressione di un Paese non condizionato da alleanze o blocchi militari, è realmente al servizio dell'indipendenza dei Popoli e della pace nel mondo. Posizione conquistata attraverso una politica ed un'economia avulse da crediti, aiutio prestiti terzi, ma, al contrario, unicamente per mezzo di rapporti bilaterali verso l'altro partner, prassi esplicitamente imposta dalla Costituzione del 1976.

Note

(1) Dal primo incontro di Enver Hoxha con Stalin, Mosca, 16 luglio 1947: «While assessing the policy which our Party had followed towards the masses in general and the peasantry in particular as correct, Comrade Stalin gave us some valuable, comradely advice about our work in the future. Apart from other things, he expressed the opinion that since the biggest percentage of its members were peasants, our Communist Party should call itself 'The Party of Labour of Albania'. "However," he stressed, "this is only an idea of mine, because it is you, your Party, that must decide". After thanking Comrade Stalin for this valuable idea, I said: "We shallput forward your proposal at the 1st Congress of the Party for which weare preparing, and I am confident that both the rank-and-file of the Party and its leadership will find it appropriate and endorse it"» (Enver Hoxha, With Stalin. Memoirs, Tirana, 8 Nëntori, 1981, en. ed., p. 62).Torna

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© Giovanni Armillotta, 1998