Bibl.: «Metodo», Pisa, X (1997), N. 1/13 (giugno), pp. 7-10
 
Giovanni Armillotta
ALBANIA, IERI ED OGGI FRA AFFARI ESTERI E PROBLEMI INTERNI

All'indomani del secondo conflitto mondiale, l'Albania ­ unica in Europa ad aver condotto da sola la guerra di liberazione ­ non poteva più essere impiegata come moneta di scambio ed oggetto di mercanteggiamenti da parte delle potenze. Essa era apparsa non più formalmente sull'arena internazionale come Paese libero e sovrano. Il consolidamento del nuovo Stato albanese (1944-1955) richiedeva anche il rafforzamento della sua posizione geopolitica all'indomani della rottura con l'Unione Sovietica.
Dagli anni Sessanta l'Albania iniziò a stabilire rapporti equi con tutte le capitali (ad esclusione di Mosca e Washington), basando tali relazioni sull'interesse ed il vantaggio reciproci, seguendo il principio di non ingerenza negli affari altrui, e applicando rigorosamente la norma di non dare concessioni, creare società e altre istituzioni economiche e finanziarie straniere o miste «con i monopoli e gli Stati capitalistici, borghesi e revisionisti, come pure ricevere crediti da essi»(1).
Per anni l'Albania non divenne patrimonio dei mass-media, ed ogni tanto ­ se la si sentiva in radio o televisione ­ o era per le classiche elezioni di regime a lista unica, oppure per qualche manifestazione sportiva che vedeva partecipare anche compagini italiane. I drammatici avvenimenti dell'ultimo periodo sono il risultato di un radicale mutamento delle istituzioni che ­ contrariamente agli altri Paesi dell'Est ­ ha scardinato completamente le vecchie nomenclature, rimpiazzate dall'inesperienza di un apparato statale spesso non preparato all'impatto sociale, e principalmente economico-finanziario, di alcuni miti occidentali (arricchimento rapido, consumismo sfrenato, liberalismo privo di sovrastrutture, ecc.). In breve, per dirla con le parole di Elio Miracco, l'Albania 1992-97 è stata «una democrazia, pur con i suoi limiti e le sue difficoltà, uccisa in un isterismo collettivo che non può che portarla alla deriva. In questi momenti non c'è albanese che non rimpianga l'ordine e la stabilità del passato regime» (2), e ciò la dirà lunga alle prossime elezioni politiche fissate per il 29 giugno.
Nell'articolo si esaminerà l'ultimo decennio degli affari esteri albanesi: una serie di ottime affermazioni politiche, le quali, se da un lato hanno confermato la validità storica della diplomazia albanese ai suoi vertici, dall'altro non ha visto soddisfatti in casa i propri sforzi di miglioramento.

Il pragmatismo del comunista Ramiz Alia: 1986-1992

All'avvento di Ramiz Alia (3) ­ succeduto al dominio quarantennale di Enver Hoxha (1944-85) ­ l'imperativo di espandere contatti col resto del mondo rappresentava il maggior stimolo se si voleva migliorare notevolmente la situazione generale. Nello stesso anno il vice ministro della Difesa, e capo di Stato Maggiore, affermò che la sicurezza albanese dipendesse da un attento e costante esame dello scenario mondiale, in modo che l'adozione di misure diplomatiche ­ nei momenti di crisi ­ fosse immediata e decisiva. Migliori rapporti di buon vicinato ­ sosteneva l'alto ufficiale (4) ­ avrebbero consentito al Paese di guadagnare tempo per l'acquisizione di sostegni dall'estero, nonché si sarebbe potuto contare su solidarietà e simpatia dell'opinione pubblica internazionale in caso di invasione (ricordiamo che nell'agosto 1990 l'Albania condannò immediatamente l'Iraq per l'occupazione del Kuwait). In questo modo l'Albania ­ pur militarmente debole ­ avrebbe mantenuto determinazione e volontà nell'organizzare un'efficace rete di guerriglia e resistenza contro eventuali forze occupanti. (A questo proposito ci sembra il caso di rivalutare la fitta presenza sul territorio di migliaia di bunker, strategicamente posti in vicinanza dei confini jugoslavi. Sembra che il presidente Sali Berisha non sia affatto intenzionato ad abbatterli. Berisha, in maniera lungimirante, e tenendo conto della grave situazione in cui versano i Balcani, si rende perfettamente conto che in caso di invasione, i bunker rappresentano l'unica arma "non convenzionale" atta a ritardare gli effetti letali di un'invasione straniera)
Ramiz Alia era particolarmente intenzionato ad introdurre tecnologia occidentale, sebbene le limitate riserve valutarie ed i divieti costituzionali su prestiti e crediti dall'esterno condizionassero non poco le attese dei vertici. Le dichiarazioni pubbliche del leader albanese (5) indicavano nettamente i propri intendimenti, i quali ­ rispetto al passato ­ sarebbero stati improntati a peculiarità di carattere economico che non ideologico.
Fra il 24 ed il 26 febbraio 1988, l'Albania prese parte, a Belgrado, ai lavori della Conferenza fra le sei diplomazie balcaniche, dimostrando flessibilità nell'ottica di una rinnovata politica estera. Tra le altre cose si preferì non inasprire i rapporti con la Jugoslavia riguardo alla Kosova (che però si aggravarono nel febbraio-marzo 1989) (6). Al contempo migliorarono notevolmente le relazioni con Italia, Turchia e Grecia (abrogazione da parte di Atene, 28 agosto 1987, dello stato di guerra con l'Albania in vigore dal 1940). I ministri degli Esteri balcanici si ritrovarono a Tirana il 24-25 ottobre 1990: chiaro segno della massima disponibilità albanese ad un confronto pacifico e costruttivo.
Già prima si erano ufficializzati i rapporti con Spagna (1986), Canada, Uruguay (1987). Nello stesso periodo con la Germania Federale si addivenne ad un accomodamento sulla questione delle riparazioni per i danni di guerra. Bonn e Tirana si accordarono sull'assistenza tedesca nel settore agricolo, sul riammodernamento del sistema dei trasporti, di quello militare, e nel 1989 la Germania concesse un prestito di 20 milioni di marchi (7). Lo stesso ministro degli esteri tedesco-federale, Hans-Dietrich Genscher, aveva visitato l'Albania, accolto da Alia (23 ottobre 1987). Ventitré giorni dopo fu la volta del presidente del Governo regionale della Baviera, Franz Joseph Strauss.
Pure con i Paesi del Patto di Varsavia si notarono notevoli aperture. Il ministro degli Esteri tedesco-democratico, Oskar Fischer, effettuò un viaggio a Tirana nel giugno 1989, ricevuto personalmente da Alia; seguirono accordi commerciali con alcuni Stati dell'Est ed anche col COMECON (8). Inoltre si segnalò l'innalzamento delle relazioni albano-bulgare a livello d'ambasciatori sospese per vent'anni dall'esecutivo di Sofia (26 gennaio 1988) (9); lo stesso dicasi per Angola e Ungheria; e volontà da parte polacca, cecoslovacca e della Romania (10) di migliorare i rapporti (1988) (11). Con Bucarest i contatti divennero eccellenti l'anno dopo: l'Albania fu uno dei primi Stati a solidarizzare con gl'insorti che abbatterono Ceausescu (dicembre 1989). I rapporti con la Cina ripresero in un clima di cordialità, ma fra le due visite reciproche di alte personalità (marzo '89-agosto '90), l'Albania non risparmiò il duro biasimo per la strage di Piazza Tian An Man del 3-4 giugno 1989, rimanendo il solo Stato socialista ad assumere tale atteggiamento. Il miglior risultato nei confronti delle diplomazie orientali resta senza dubbio la ripresa delle relazioni con l'Unione Sovietica, dietro il riconoscimento di Mosca delle colpe per la rottura fomentata da Chrušcëv nel 1961 (12).
Il viaggio del Segretario Generale dell'ONU, Javier Pérez de Cuéllar, in Albania (11-13 maggio 1990) risultò foriero di effetti. A Tirana, per la prima volta, si svolse un incontro fra le Commissioni UNESCO dei Paesi balcanici (6-9 giugno 1990). Sull'ala dei risultati conseguiti, Alia si portò a New York per la XLV sessione dell'Assemblea Generale dell'ONU (inaugurata il 18 settembre). Pronunciò un discorso (13) che ­ ultimo notevole atto precedente la scadenza del mandato presidenziale ­ descrisse l'acme del proprio pragmatismo: egli ribadì gl'impegni ad inaugurare un'attività diplomatica di largo respiro, totalmente disgiunta da pregiudiziali politiche. Non trascorse molto che l'Albania entrò a far parte della Conferenza sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa (19 giugno 1991), dopo aver firmato l'Atto Finale di Helsinki del 1975. Fra il 1989 ed il 1992 la diplomazia d'oltradriatico siglò tre importanti convenzioni internazionali sugli armamenti (14).
La visita del segretario di Stato americano, James Baker, a Tirana il 2 giugno 1991, inaugurò una serie di contatti che poi hanno condotto l'Albania a varare lungo il 1991 intese con Città del Vaticano, Comunità Europea, Repubblica di Corea (sud), Israele e Gran Bretagna.

La presidenza del democratico Sali Berisha: 1992-1997

L'avvento del quarantacinquenne Sali Berisha (confermato per un altro quinquennio nello scorso marzo) ­ medico senza pratica politica, ma di grandi personalità e determinazione ­ fu mediato dall'alacre attività dell'esperto Alia, il quale lasciava al successore le solide fondamenta di un mirabile lavoro diplomatico, frutto di un'avita conoscenza plurisecolare in fatto di gestione dello Stato ed equilibri internazionali.
La soluzione della spinosa questione di Corfù (maggio 1992) (15); l'appianamento di aspri contenziosi con la Grecia (1993-95), derivati dalla forte minoranza ellenica in Albania; le ottime relazioni con i Paesi balcanici (1992-97); la contemporanea richiesta di peacekeeping forces dell'ONU per proteggere gli Albanesi di Kosova, e Macedonia (pari al 21% della popolazione); la creazione, assieme a dieci Stati (16)del Black Sea Economic Co-operation Group (3 febbraio 1992) e ­ d'intesa con il Gulf Co-operation Council ­ della Arab Albanian Islamic Bank (settembre 1992); l'accoglimento nell'Organizzazione della Conferenza Islamica (dicembre 1992); l'ammissione, come Stato associato, alla North Atlantic Assembly (organizzazione interparlamentare della NATO, maggio 1993); la visita di eminenti personalità (1992-97); i viaggi di Berisha all'estero nello stesso periodo, dànno l'idea di rapidità di mosse e iniziative di una dirigenza che, rinnovatasi ­ contrariamente agli altri Paesi ex comunisti ­ punta decisamente ad una radicale svolta politico-economica.
La stessa richiesta di aderire alla NATO (16 dicembre 1992) (17), dopo la politica autarchica del passato, è una sterzata apparente, in quanto la sicurezza che ieri offriva l'isolamento contro i blocchi compatti jugoslavo e sovietico, oggi è rappresentata da un forte alleato che tenga a freno lo sciovinismo di una Penisola balcanica mai così insanguinata sia all'esterno che all'interno dei rispettivi Paesi che la compongono.
L'Albania ha rapporti diplomatici con ben 144 Stati (18).

I grandi uomini albanesi del passato

L'elenco si apre con Diocleziano (285-305), di origine illirica; egli «s'impadroniva del titolo imperiale, armato da una ferrea volontà di riordinare lo Stato romano e di ristabilire nella sua pienezza l'autorità e il prestigio del potere centrale» (Renato Fabietti). Inoltre ricordiamo l'imperatore romano d'Oriente, Anastasio I (491-518), di Durazzo; esperto amministratore, valido legislatore, nonché abile stratega (la stessa madre di Alessandro Magno era epirota).
Proseguiamo con Gjergj Kastrioti Skënderbeu (Scanderbeg), già principe, generale e governatore ottomano di sangiaccato, e poi alfiere dell'indipendenza albanese (1443-68), riconosciutagli nel 1461 dal sultano Maometto II, che lo intitolò Principe d'Albania e di Epiro.
Gran Visir della Porta: Sinàn Paša il Grande (1560-1596); famiglia Köprülü: Mehmed Paša (1657-61), Zàdeh Fàdil Ahmed Paša (1661-76), Qara Mustafà (1676-89), Zàdeh Mustafà Paša (1689-91). Capo di Stato Maggiore: Nu'màn Paša (inizi XVIII sec.). Mohammed 'Alì ­ dal 1805 governatore, e dal '14 Paša d'Egitto ­, suo figlio Ismà'ìl (khedive dal 1862), e la discendenza, che governò il Paese egiziano per tutto il XX secolo; Kemal Atatürk era di origine schipetara, mentre Madre Teresa di Calcutta è albanese.

Note

(1) Art. 26/2 della Costituzione del 1976.Torna
(2) L'italo-albanese (arbëreshë) di Santa Sofia d'Epiro (Cs), Elio Miracco è Accademico d'Albania; la citazione è tratta da Berisha, La colpa d'essere anticomunista, in «L'Italiano», II (1997), N. 12, Aprile, p. 11.Torna
(3) Nato nel 1925. Presidente del Praesidium dell'Assemblea Popolare (carica che comportava anche le funzioni di capo dello Stato): 1982-1991(-1992); primo segretario del PLA, e comandante in capo delle Forze Armate: 1985-1991.Torna
(4) US Department of the Army-Federal Research Division, Albania: A Country Study, Washington, 1994, Evolution of National Security, p.2/3.Torna
(5) V.: Giovanni Armillotta, La politica estera dell'Albania negli scorsi dieci anni, in «Affari Esteri», XXIX (1997), N. 113 (presente in questo sito), pp. 184-5 ; USDA-FRD, Albania: ..., cit., Foreign Policy, p. 3/6.Torna
(6) Sulla questione kosovara v.: G. Armillotta, Kosova: alla ricerca di una patria. Tra epopea ed ingiustizia, il martirio di un popolo eroico, ne «L'altra Europa» diretta da Costantino Marco, Lungro (Cs), II (1990), N. 5 (7), pp. 21-24 (presente in questo sito); Marco Dogo, Kosovo. Albanesi e Serbi: le radici del conflitto, Lungro, 1992; M. Dogo, Il confine dentro di sé, in «Storia e Dossier», VIII (1993), N. 71, pp. 59-64 (con, dello stesso Autore, Una lunga storia di uomini e frontiere e Una nazione a metà); Marco Invernizzi, Una repubblica in esilio, in «Historia», 1994, N. 433, pp. 27-31; Studio Dossier/Documentazione sulla Kosova, in «Lidhja», diretto da Antonio Bellusci, Cosenza, X (1989), N. 21, pp. 628-643. Sugli Albanesi d'Italia: Alain Ducellier, Les Albanais en Italie céntrale à la fin du Moyen Age: de l'émigration à l'intègration, ne «L'Ethnographie», LXXXV (1989), N. 2, pp. 75-85. C. Marco, La questione arbreshe, Cosenza, 1988; C. Marco, Gli Arbreshë e la storia. Civiltà, lingua e costumi, Lungro, 1996.Torna
(7) USDA-FRD, Albania: ..., cit., Foreign Policy, p. 4/6.Torna
(8) Ivi, p. 4-5/6.Torna
(9) «Zëri i Popullit», 27 gennaio 1988.Torna
(10) Nota a margine è il ritorno della Nazionale olimpica di calcio (dopo ben 17 anni di inattività) proprio contro la pari rappresentativa romena: 1-0 a Kavaja (28 gennaio 1988) e 0-0 a Durazzo (2 febbraio 1988) («Sporti Popullor», XLIII [1988], N. 9 e 11).Torna
(11) «Keesing's», XXXIV (1988), p. 35735; XXXV (1989), p. 36624.Torna
(12) Per i particolari v. G. Armillotta, La politica estera dell'Albania..., cit., pp. 184, 186-187.Torna
(13) USDA-FRD, Albania: ..., cit., Foreign Policy, p. 5/6.Torna
(14) Nel 1989: Protocollo per la proibizione dell'uso bellico di gas asfissianti, velenosi o di altro genere, e dei metodi di guerra batteriologica (Geneva Protocol, 17 giugno 1925); nel 1990: Trattato sulla non proliferazione delle armi nucleari (NPT, Londra-Mosca-Washington, 1º luglio 1968); nel 1992: Convenzione sulla proibizione di sviluppo, produzione e accumulo di armi batteriologiche (biologiche) e tossine, e sulla loro distruzione (BW Convention, Londra-Mosca-Washington, 1º aprile 1972) («SIPRI Yearbook», 1990, p. 640; 1991, p. 670; 1993, p. 765).Torna
(15) Sulla questione di Corfù, v. G. Armillotta, La politica estera dell'Albania..., cit., p. 188.Torna
(16) Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Georgia, Grecia, Moldavia, Romania, Russia, Turchia e Ucraina.Torna
(17) Dal 1994 l'Albania collabora al programma di cooperazione militare NATO, Partnership for Peace.Torna
(18) Evoluzione dei rapporti diplomatici albanesi. 1948: con 12 Stati (8.XI); 1952: 15 (31.III; l'Italia fu il terzo Paese occidentale, 2.V.1949, dopo Francia e Austria); 1956: 18 (25.V); 1966: 35 (1º.XI); 1976: 74 (1º.XI); 1981: 95 (1º.XI); 1986; 105 (3.XI); 1996: 144 (31.XII). Lista ufficiale delle diplomazie con le quali Tirana intrattiene relazioni.
Durante la leadership di Enver Hoxha: Algeria, Argentina, Australia, Austria, Bangladesh, I. Barbados, Belgio, Benin, Birmania (Myanmar), Botswana, Brasile, Bulgaria, Burkina-Faso, Burundi, Cambogia, Camerun, I. Capo Verde, Cecoslovacchia, Centrafricana (Rep.), Cina (RP), Cipro, Colombia, Congo (RP), Corea (RDP), Costa d'Avorio, Costa Rica, Cuba, Danimarca, Ecuador, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Etiopia, Finlandia, Francia, Gabon, Germania Democratica, Ghana, Giappone, Gibuti, Grecia, Guinea, Guinea-Bissau, Guinea Equatoriale, India, Indonesia, Iran, Iraq, Islanda, Italia, Jugoslavia, Kenya, Kuwait, Laos, Lesotho, Libano, Libia, Liechtenstein, Lussemburgo, Madagascar, Malaysia, Mali, Malta, Marocco, Mauritania, I. Mauritius e dip., Messico, P. di Monaco, Mongolia, Mozambico, Nepal, Nicaragua, Niger, Nigeria, Norvegia, Paesi Bassi, Pakistan, Panamá, Perú, Polonia, Portogallo, Romania, San Marino, São Tomé e Príncipe, I. Seicelle, Senegal, Sierra Leone, Siria, Somalia, Sri Lanka, Sudan, Svezia, Svizzera, Tanzania, Thailandia, Togo, Tunisia, Turchia, Ungheria, Venezuela, Viêt Nam (fino al 1976 anche col Governo Rivoluzionario Provvisorio del Viêt Nam del Sud), Yemen (prima dell'unificazione con entrambe le repubbliche: l'Araba e la Democratica Popolare), Zambia, Zimbabwe.
Ramiz Alia: Angola, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Bolivia, Canada, Città del Vaticano, Comunità Europea, Corea (R), Croazia, Estonia, Filippine, Georgia, Germania Federale, Giordania, Gran Bretagna (45-46, 91), Guyana, Irlanda, Israele, Kazakistan, Kirghizistan, Lettonia, Lituania, Malawi, Moldavia, Palestina, Russia, Sahara (RAD), Singapore, Slovenia, Spagna, Stati Uniti d'America (45-46, 91), Tagikistan, Turkmenistan, Ucraina, Uruguay, Uzbekistan.
Sali Berisha: Afghanistan, Arabia Saudita, Bosnia-Erzegovina, Ceca (Rep.), Macedonia, Slovacchia. L'Albania è membro delle seguenti organizzazioni internazionali: ONU (Commissione Economica per l'Europa; FAO, IAEA, IBRD, ICAO, IDA, IFAD, IFC, IMF, IMO, ILO-ne uscì nel 1965 per rientrarci negli anni Novanta, ITU, UNESCO, UNIDO, UPU, WHO-ne uscì nel 1950 per rientrarci negli anni Novanta, WIPO, WMO), Black Sea Economic Co-operation Group, Central Europe Initiative(ai primi del 1996), CIO (FIFA/UEFA, ecc.), Consiglio d'Europa, EBRD, ICFTU, IOM, OIC, OSCE (Archivio di Studî Albanesi, diretto da Giuseppe Montagna, Palo del Colle-BA ­ Filza: Rapporti diplomatici dell'Albania e presenza nelle Organizzazioni Internazionali).Torna

 
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  © Giovanni Armillotta, 1998